Autovelox Su Rettilineo – Obbligo Di Motivare Il Mancato Fermo Dell’auto

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autovelox multe rettilineoEbbene, prima di procedere con il resoconto dell’ordinanza 25030/17 della Corte di Cassazione in questione, è il caso di ricordare brevemente le differenze più rilevanti da tenere in mente quando si parla di multe elevate per mezzo di autovelox ed il connesso obbligo, o meno, di fermare il veicolo procedente oltre i limiti di velocità.

In primo luogo ricordiamo che esistono due modalità di rilevare le infrazioni, attraverso (1) apparecchi mobili (o fissi) ma che prevedono comunque la presenza delle forze di polizie per il loro uso e (2) gli autovelox che invece non necessitano delle forze di polizia perché autorizzati in via eccezionale secondo una specifica autorizzazione rilasciata dal prefetto (in seguito ad una lunga procedura in base alle quali viene stabilito che se su un determinato tipo di strade è pericoloso procedere al  fermo delle vetture si può procedere all’installazione di autovelox automatici).

Premesso ciò si specifica che nel caso di oggi siamo nel primo caso, ovvero di una fattispecie in cui era stato installato un autovelox da parte delle forze di polizia e da queste direttamente controllate sul posto, escludendo quindi l’ipotesi numero due.

La norma di riferimento è l’art. 201 del Codice della Strada il quale dice che in caso di impossibilità di procedere al fermo della vettura di tale circostanza deve essere data motivazione nel verbale d’accertamento: ” qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro novanta giorni dall’accertamento, essere notificato all’effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell’art. 196, quale risulta dai pubblici registri alla data dell’accertamento. […]”.

La motivazione di questa disposizione oltre a essere immediatamente percebile come di buon senso ha anche un fondamento giuridico solido, ovvero il diritto di difesa e perché no, il principio di buon andamento della pubblica amministrazione da rispettarsi anche nella imposizione di sanzioni amministrative.

Detto in altre parole da un lato dare la possibilità a un conducente di addurre immediatamente sul posto una giustificazione plausibile sul perché abbia violato il limite di velocità posto, e quindi evitargli la multa, dall’altra parte evita al sistema giudiziario l’aggravio di un eventuale procedimento giudiziario per provare magari un fatto che si sarebbe potuto constatare immediatamente sul post da parte delle forze dell’ordine.

Tuttavia come sappiamo la realtà è ben differente e la maggior delle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada riportano sempre la laconica e sempre troppo generica espressione “non si procedeva al fermo dell’auto perché impossibilitati” (e variazioni simili), secondo diciture simili a quelle riportate nell’art. 201 bis CDS, il quale dispone: “1-bis. Fermo restando quanto indicato dal comma 1, nei seguenti casi la contestazione immediata non è necessaria e agli interessati sono notificati gli estremi della violazione nei termini di cui al comma 1:

  1. a) impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità;
  2. b) attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa;
  3. c) sorpasso vietato;
  4. d) accertamento della violazione in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo;
  5. e) accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo poiché il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell’impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari;
  6. f) accertamento effettuato con i dispositivi di cui all’articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni;
  7. g) rilevazione degli accessi di veicoli non autorizzati ai centri storici, alle zone a traffico limitato, alle aree pedonali, o della circolazione sulle corsie e sulle strade riservate attraverso i dispositivi previsti dall’articolo 17, comma 133-bis, della legge 15 maggio 1997, n. 127 560;

g-bis) accertamento delle violazioni di cui agli articoli 80, 141, 143, commi 11 e 12, 146, 167, 170, 171, 193, 213 e 214, per mezzo di appositi dispositivi o apparecchiature di rilevamento 561.

1-ter. Nei casi diversi da quelli di cui al comma 1-bis nei quali non è avvenuta la contestazione immediata, il verbale notificato agli interessati deve contenere anche l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata. Nei casi previsti alle lettere b), f) e g) del comma 1-bis non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale qualora l’accertamento avvenga mediante rilievo con dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico. Tali strumenti devono essere gestiti direttamente dagli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, comma 1”.

Ebbene l’ordinanza della Cassazione in discussione va a sindacare l’abitudine delle pubbliche amministrazioni nel comminare multe per eccesso di velocità a ricorrere spesso e volentieri a una delle diciture generiche contenute nell’art. 201, comma 1 bis,  anche qualora non siano presenti i presupposti per farlo. Infatti ciò che richiede tale norma è che la giustifica zione del mancato fermo sia calato nella realtà del momento in cui è avvenuta la presunta infrazione e con la relativa descrizione delle circostanze di luogo e di tempo che hanno impedito il fermo.

Nel caso in esame è di tutta evidenza come la disposizione sulla motivazione sia stata violata adducendo una giustificazione generica, infatti dagli accertamenti venuti in corso di causa è emerso che la multa è stata elevata in un rettilineo, in cui non è autorizzato un autovelox  fisso di cui al punto 2 sopra (“non rientra tra quelle di cui all’art. 2 comma 2 lettera A) e B) CdS richiamato dall’art. 4 comma 1 del Dlgs n. 121 del 2002”), dove rilevate le circostanze di tempo di luogo nei fatti non sono state rilevate le  circostanze che abbiano impedito in quel momento il fermo della vettura, su questo punto, anzi, la Corte di Cassazione si esprime così: “vero è che in materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità compiute a mezzo apparecchiature di controllo (autovelox), nell’ipotesi in cui esse consentono la rilevazione dell’illecito solo in tempo successivo, ovvero, dopo che il veicolo sia già a distanza dal posto di accertamento, l’indicazione a verbale dell’utilizzazione di apparecchi di tali caratteristiche esenta dalla necessità di ulteriori precisazioni circa la contestazione immediata.

Tuttavia, nel caso in esame, posto che, come ha evidenziato il Tribunale di Chieti, il tratto di percorrenza, controllato da autovelox, era un rettilineo, in via di principio, nulla impediva agli organi di Polizia stradale di posizionarsi in modo tale che, visionata con i propri strumenti la velocità delle autovetture in transito, potessero fermare l’autovettura di cui si era rilevato l’eccesso di velocita, per gli adempimenti inerenti alla contestazione. Ed essendo ciò possibile, il verbale di contestazione non poteva limitarsi a rilevare che l’accertamento di che trattasi era stato effettuato mediante autovelox perché avrebbe dovuto, come evidenzia il Tribunale, specificare la ragione per la quale non era stata possibile la contestazione immediata(Cass., ord., 25030/17).

Da tutto ciò rilevata l’illegittimità dell’iter sanzionatorio la Cassazione ha cosi stabilito: “correttamente, pertanto, il Tribunale ha precisato che il verbale di che trattasi era illegittimo perché non conteneva “(….) alcun riferimento alle circostanze impeditive della contestazione immediata e nel corso del primo giudizio nessuna attività istruttoria era stata neanche richiesta in tal senso, per contro risultando in atti fotografie che rendevano palese come il tratto fosse un lungo rettilineo (…)”(Cass., ord., 25030/17).

Alla luce di ciò si può dire che d’ora in poi in tutti i casi in cui venga installato un autovelox che prevede la presenza di agenti della polizia, non potranno più essere comminate multe con diciture generiche adattabili ad ogni tipo di situazione, pertanto i verbalizzanti a tal punto dovranno procedere o a fermare i presunti trasgressori in modo da ricevere le dovute spiegazioni, e li decidere se procedere col verbale, oppure se non procedono col fermo del veicolo, qualunque sia la motivazione, nel momento di redigere il verbale dovranno dar conto della situazione concrete in cui è stata elevata la multa e delle circostanza in quel momento esistenti che hanno impedito effettivamente il fermo del veicolo.

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